Università statali in crisi: calano le matricole e aumentano i cervelli in fuga
News — Da Testo su 28 maggio 2011 12:03
Nel marzo 2011 il consorzio Almalaurea e il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) hanno presentato alla Conferenza Nazionale dei Rettori i dati relativi alle immatricolazioni dei giovani italiani. Ne emerge un netto calo delle iscrizioni, soprattutto a discapito delle facoltà letterarie e sociali. Rimane consistente anche il problema dei “cervelli in fuga” verso l’estero.
I numeri della crisi delle iscrizioni
A soffrire della minore affluenza agli atenei italiani sono soprattutto le strutture pubbliche: la differenza rispetto all’anno precedente si aggira su una percentuale del 5%, il che significa che sono quasi 4000 le persone che hanno scelto di non frequentare l’università. Il calo delle immatricolazioni colpisce più duramente il Sud rispetto al nord Italia. Tutte le facoltà soffrono della crisi delle iscrizioni, ma in diversa misura: ad esserne soggette sono soprattutto le discipline umanistiche e sociali; accusano invece minori defezioni le facoltà scientifiche, soprattutto quelle sanitarie. La crisi delle iscrizioni non è un fenomeno legato però solo al 2011; trova infatti una conferma nell’andamento delle immatricolazioni degli ultimi cinque anni. E’ da sottolineare come siano aumentati invece i diplomati; è evidente che i ragazzi preferiscono all’università altri tipi di formazione, o imboccano immediatamente la via della ricerca del lavoro.
La crisi delle iscrizioni e i “cervelli in fuga”
La crisi delle iscrizioni negli atenei trova conferma anche nel fenomeno dei “cervelli in fuga”. Invece che immatricolarsi e portare avanti progetti di ricerca presso gli atenei italiani, molti studenti e ricercatori si trasferiscono all’estero. I dati dicono che sono più i laureati italiani che se ne vanno all’estero rispetto a chi decide di stabilirsi in Italia. Molti affermano si tratti della scarsa considerazione che lo Stato ha nei confronti di questo settore, per cui vengono stanziati finanziamenti insufficienti.
La crisi delle iscrizioni e la fuga delle menti eccelse della italiana pesano non solo sul presente, ma soprattutto sul futuro dello Stato, e testimoniano una certa sfiducia di fondo sulla situazione dell’istruzione italiana. Eppure, secondo la ricerca condotta da CUN e Almalaurea, la laurea è ancora in grado di far la differenza: sia perché favorisce una più fruttuosa ricerca di un’occupazione, sia perché chi trova lavoro ottiene successivamente una maggiore retribuzione.
Foto: illustrez-vous – Fotolia
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